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copertina del nuovo libro

Le lesioni della cartilagine

E’ con grande piacere che segnalo la pubblicazione del mio secondo libro sul trattamento delle lesioni della cartilagine. Dopo il primo pubblicato qualche anno fa, arriva il secondo con ancora più esperienza e più dati.

La CIC Edizioni Internazionali, una delle più importanti case editrici mi ha richiesto di scrivere questo volume. La CIC pubblica libri scientifici di alto livello e con una magnifica grafica. E’ stato uno straordinario piacere collaborare con presone di altissima qualità umana e professionale!

Lo scopo di questo libro : divulgare la terapia delle lesioni della cartilagine

Ho avuto l’occasione quindi di divulgare la mia lunga esperienza in questo campo così poco praticato. I motivi di questa limitata attività sono evidenti. Le difficoltà tecniche e cliniche inducono molti a ritenere le lesioni della cartilagine di difficile soluzione. Questo libro spiega come si può rimediare a queste difficoltà. Tutte le difficoltà tecniche sono affrontate e chiarite nei minimi dettagli. Solo l’esperienza sul campo rende i risultati certi ma avere una solida conoscenza di tutti gli aspetti è indispensabile. Lo scopo di questo libro è dare la possibilità a chi vuole iniziare l’attività in questo campo di avere a disposizione tutte le nozioni indispensabili.

Il contenuto

In maniera chiara, anche se con linguaggio scientifico e rigoroso, sono illustrate tutte le parti di questo complesso problema.

Si parte dalla vita normale della cartilagine e alle cause dei suoi problemi e si arriva alle possibili soluzioni adattabili in ogni singolo caso. Sono illustrate tutte le tecniche chirurgiche adottabili per risolvere le lesioni della cartilagine, ma non solo.

Una parte importante tratta delle terapie non chirurgiche, con un ampio spazio alle più innovative, come le infiltrazioni di cellule mesenchimali da tessuto adiposo.

Questa soluzione infiltrativa che migliora i già buoni risultati del gel piastrinico è la vera novità degli ultimi anni.

Le lesioni della cartilagine hanno quindi numerose soluzioni, alcune di rapida e facile esecuzione. Non sempre la scelta giusta è un intervento chirurgico!

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I problemi rotulei 3

Veniamo ora alle soluzioni per i principali problemi rotulei.Si  sottolinea ancora una volta come in ogni intervento, se necessario, si associa la rigenerazione della cartilagine migliorando di molto i risultati ottenuti :

1) L’instabilità rotulea:

la causa è legamentosa e quindi è sui legamenti che si interviene. La prima parte dell’operazione consiste nella cosiddetta alarotomia, ovvero l’incisione del legamento patello femorale esterno, che di favorisce l’instabilità. Nella seconda parte si ricostruisce il legamento patello femorale mediale con una sutura particolare o in casi gravi utilizzando dei rinforzi biologici.

2) Le anomalie di inserzione rotulea:

come sempre, quando è possibile, si agisce sulla causa. Spostando quindi l’inserzione del tendine rotuleo verso l’interno si equilibra la rotula e la si fa scorrere nella maniera corretta. Lo spostamento avviene mediante la sezione parziale dell’osso dove si inserisce il legamento e il suo riposizionamento in una posizione migliore. La fissazione è data da una o due viti.

3) La iperpressione rotulea:

il metodo che si usa è molto simile a quello che si usa nella anomalia di inserzione. In questo caso si alza verso l’alto, sollevando quindi di conseguenza la rotula e allontanandola dal femore.

Molto spesso le ultime due tecniche descritte si associano spostando verso l’interno e contemporaneamente sollevando la rotula. Questa idea è dovuta ad un chirurgo statunitense di nome Fulkerson, da cui questo intervento ha preso il nome.

Osteotomia di Fulkerson nei problemi rotulei

4) Le alterazioni muscolari:

sono di competenza dei colleghi Fisiatri che grazie a specifici esercizi potenziano e riattivano i muscoli. Questo lavoro  fa ritornare corretta la componente attiva. E’ doveroso sottolineare come ogni intervento sulla rotula, accompagnato o no dalla rigenerazione cartilaginea, necessita e beneficia di un corretto programma rieducativo. Il completo recupero   necessita della rieducazione senza cui il lavoro chirurgico sarebbe solo parzialmente efficace.

5) Le anomalie congenite maggiori:

sono sicuramente i casi più complessi e difficilmente si riesce a correggere la causa dell’anomalia. In particolare i trattamenti per le anomalie femorali sono assai impegnativi per il paziente e il successo è solo parziale.Nella maggioranza dei casi si utilizzano più interventi insieme (l’osteotomia di Fulkerson unita alla ricostruzione del legamento patello femorale mediale) . Si ottiene un intervento che attenua di molto i disturbi anche se non corregge l’errore .

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I problemi rotulei 2

Dopo aver osservato il meccanismo con cui si creano i danni cartilaginei nei problemi rotulei, esaminiamo le patologie  principali:

1) La instabilità rotulea:

è caratterizzata dal basculamento verso l’esterno con iperlavoro della parte laterale; a volte l’instabilità è tale che, di solito a causa anche ad altri fattori contemporanei, l’osso esce in maniera acuta dalla sua sede verso l’esterno dando una lussazione rotulea.

Il basculamento è dato dalla mancanza di parallelismo tra la rotula e il femore su cui scorre: un poco come un areo inclinato verso un lato la cui ala piu’ bassa tocca il terreno: sicuramente un bel guaio!

La causa è l’inefficienza del legamento patello femorale mediale che essendo troppo molle non controlla a sufficienza il movimento.

In caso di lussazione acuta questo legamento, già poco efficiente si rompe e necessita di una riparazione chirurgica.

Il basculamento rotuleo

Raramente questo problema è causato da una eccessiva rigidezza del legamento 

patello-femorale esterno che provoca un basculamento abbassando il lato laterale della rotula.

2) Le anomalie di inserzione del legamento rotuleo

è una causa frequente ed è costituita da una inserzione troppo esterna del tendine rotuleo che si inserisce sul lato inferiore. Ad ogni movimento come una elastico la rotula si cerca di allineare sul punto dove si attacca il tendine spostandosi verso l’esterno urtando il femore che fa da stop, in questo caso particolarmente brusco.

3) L’iperpressione rotulea:

ne abbiamo già parlato, è come se una mano spingesse la rotula contro il femore durante tutto il movimento: la causa spesso è una rotula troppo “spessa” per le dimensioni del ginocchio.

4) Le alterazioni muscolari:

il grosso muscolo della coscia, il quadricipite che si attacca al lato superiore, è l’elemento attivo che agisce sulla rotula. In caso di insufficiente forza, in particolare della parte mediale chiamata vasto mediale obliquo, la rotula diventa instabile e tende a spostarsi verso l’esterno, comportandosi come quando i legamenti sono alterati.

5) Le alterazioni congenite maggiori:

sono principalmente anomalie congenite ossee del femore e raramente della rotula che portano ad una instabilità grave con frequenti episodi di lussazione; è a patologia più complessa e per fortuna la più rara.

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La pubblicazione di un libro sulla cartilagine

Il Libro

Quando nel 2007 ho iniziato ad occuparmi delle rigenerazione cartilaginea, non pensavo certamente che questa attività sarebbe diventata così importante e così piena di soddisfazioni.

La possibilità di fare una terapia all’avanguardia e all’inizio sperimentale in un ospedale di provincia come il mio, era affascinante e all’inizio sembrava anche difficile: invece grazie al Primario di quel tempo,  ed a una Direzione Generale allora lungimirante ed entusiasta delle idee innovative, il progetto è andato avanti con crescente successo.

Dopo 11 anni di lavoro la rigenerazione cartilaginea è ormai una terapia consolidata di un problema complesso e si è creata un suo spazio nella letteratura internazionale, anche grazie al mio contributo.

Il vasto richiamo, dovuto in gran parte al passa parola dei pazienti, ha portato ad un afflusso di persone da tutta Italia per risolvere il problema di una lesione della cartilagine ed ha permesso di portare la casistica personale a più di 750 pazienti operati, di gran lunga la maggiore casistica al mondo.

Ulteriore motivo di grande soddisfazione è stata la richiesta di scrivere un libro sull’argomento in maniera da diffondere l’esperienza accumulata nel corso degli anni: da poche settimane è infatti uscito il libro” La rigenerazione cartilaginea con scaffold” ed. Edizioni Accademiche Italiane.

la copertina del libro sulla rigenerazione cartilaginea

Questo libro parte dalle attuali conoscenze e giunge alla fine descrivendo tutte le possibili soluzioni, chirurgiche e non chirurgiche, che si possono attuare; sono inoltre evidenziati i risultati, anche a distanza di anni, di questa terapia rigenerativa.

Il successo che ha avuto questo lavoro nell’ambito strettamente professionale, mi ha indotto ad iniziare un nuovo progetto sullo stesso argomento ma indirizzato ad un utente finale diverso: non un medico, ma la persona interessata a questo argomento. Un pubblico più vasto quindi e spesso preda delle fake-news diffuse con i mass-media a cui poter dare delle certezze scientifiche rigorose ed approvate dalla comunità scientifica mondiale.

A chi fosse interessato si segnala il sito dove poter trovare la pubblicazione: www.morebooks.de

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I problemi rotulei 1

Quali possono essere i problemi rotulei che provocano una condropatia?

Quali sono i problemi rotulei che provocano una condropatia ? Purtroppo quasi tutti! Tralasciando le ovvie lesioni traumatiche come una frattura, i problemi rotulei dipendono quasi tutti da una alterazione del movimento della rotula: questo anomalia porta a microtraumi continui di una parte della cartilagine rotulea e alla fine al suo danneggiamento.

Perché il movimento non è corretto?

Per poter capire dove nascono i problemi dobbiamo vedere come funziona normalmente: la rotula è un osso particolare che “galleggia” sopra il ginocchio ed è tenuta nella giusta posizione da quattro sistemi posti ai suoi lati, considerando la rotula simile ad un quadrato.

Il lato superiore è la sede dell’inserzione del muscolo della coscia, il quadricipite; i lati mediale e laterale, danno attacco a due legamenti chiamati patello (dal nome latino della rotula: patella) femorali (perché partono dal femore) mediale e laterale; il lato inferiore si prolunga con un tendine corto e robusto, il tendine rotuleo.

Ognuna di queste quattro componenti può essere alla base di una alterazione del movimento della rotula e della conseguente lesione della cartilagine.la rotula e i suoi legamenti e i problemi rotulei

Il meccanismo di base è simile in tutti i casi: la rotula urta contro il femore sempre con la stessa parte che è più piccola del normale, mentre il resto della cartilagine non viene adoperata. Questo super lavoro porta ad un esaurimento delle capacità di resistenza della cartilagine che si rovina e perde la sua caratteristica di ammortizzatore: il microtrauma si ripercuote allora sull’osso che essendo ricco di terminazioni nervose segnala questo problema con il dolore.

Eccezione a questo meccanismo è un problema particolare che viene chiamato iper-pressione rotulea: in questa situazione è tutta la rotula che viene mantenuta troppo “schiacciata” contro il femore e che viene sottoposta a troppo lavoro, per cui la lesione è di solito estesa. Spesso la causa è congenita: una rotula troppo spessa rispetto alla grandezza del ginocchio,.

Ad ogni problema che deriva da questi componenti esiste una soluzione sia non chirurgica che, più spesso, chirurgica che vedremo le prossime volte

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L’asse di carico del ginocchio

Come accennato nel post precedente una alterazione dell’asse di carico del ginocchio porta ad un consumo della cartilagine.

Ma cosa è l’asse di carico del ginocchio?

E’ la linea lungo cui passa la maggior parte del peso del corpo sull’arto inferiore. Si traccia a partire dal centro della testa femorale e arriva al centro della caviglia. Nel ginocchio deve passare di 0,5-1 centimetro lateralmente rispetto al centro. E’ misurabile con una radiografia particolare chiamata telerx arti inferiori sotto carico che comprende sia l’anca che la caviglia a paziente in piedi.

l'asse di carico dell'arto inferiore

La misurazione di questo asse ci permette di capire se il peso del corpo                    si distribuisce in maniera equilibrata. Quali sono le possibilità di alterazione?

Se l’asse cade all’interno del normale si ha un ginocchio varo, se cade all’esterno si ha un ginocchio valgo.

L’alterazione piu’ comune è il ginocchio varo, caratterizzata dalla deviazione delle gambe a “cavallerizzo”, con il peso che passa principalmente sulla pare interna del ginocchio. Questo eccessivo lavoro porta ad un consumo prima del menisco interno e poi della cartilagine interna del ginocchio, all’inizio tibiale poi anche femorale.

Questa spiegazione meccanica, anzi bio-meccanica, fa facilmente capire come una asportazione, anche solo parziale, del menisco interno in questa situazione aggravi il danno della cartilagine!

Perchè l’aumento del lavoro porta ad un consumo della cartilagine?

Tenendo presente l’esempio di una guarnizione la risposta sarebbe ovvia : il tessuto si consuma per l’eccessivo lavoro. Ma se fosse solo così la cartilagine si consumerebbe in pochi giorni…….

Il condrocita con nucleo ben evidente

La cartilagine è in realtà in continuo rimodellamento, se ne forma sempre di nuova che va a compensare quella che si consuma, grazie ad un continuo lavoro delle sue cellule, chiamate condrociti. Per meglio dire si continuano a formare delle grosse molecole, chiamate proteine del collagene di tipo 9, che mantengono le caratteristiche elastiche della cartilagine.

Il lavoro eccessivo “danneggia” i condrociti che cominciano a produrre molecole diverse ( proteine del collagene di tipo 2) che non sono in grado di fare bene il lavoro di ammortizzamento. Il peso a questo punto inizia a consumare il tessuto cartilagineo fino alla sua scomparsa.

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La “meccanica” e la cartilagine del ginocchio

Riprendiamo il discorso sulle cause delle lesioni della cartilagine del ginocchio analizzando singolarmente le vari tipologie.

Le cause piu’ comuni di danno cartilagineo sono le lesioni da alterazione meccanica dell’articolazione, vediamo cosa capita in queste situazioni.

Le alterazioni meccaniche

Immaginiamo il ginocchio come un ingranaggio che è in movimento continuo, a volte anche con carichi molto elevati. All’interno di questo meccanismo si trova una guarnizione che permette il movimento senza attrito e con scorrevolezza.

guarnizione consumata

In un certo momento l’ingranaggio perde la sua normale forma  e comincia a lavorare in maniera errata consumandone maggiormente una parte.

 In qualche tempo la guarnizione, sottoposta ad un lavoro anomalo, si consuma dalla parte che lavora maggiormente e peggiora di molto le prestazioni della macchina.

 

E’ questo che  che capita nella cartilagine  del ginocchio? 

Esatto! L’alterazione meccanica del movimento provoca una eccessivo consumo della cartilagine che a sua volta provoca un peggioramento del movimento.

cane morde coda

 E’ proprio un cane che si morde la coda!

Tenendo conto di questi fatti è evidente come il trattamento della lesione della cartilagine del ginocchio si accompagni molto spesso ad un intervento “meccanico” sull’osso per ripristinare il normale lavoro dell’articolazione.

Cambiare solo la guarnizione, per tornare all’esempio precedente, sarebbe destinato ad un fallimento in tempi piu’ o meno rapidi!

Ogni tipo di lesione della cartilagine del ginocchio ha una causa che deve essere attentamente ricercata e che necessita di una risoluzione contemporaneamente alla cure della condropatia.

Nei prossimi post parleremo in dettaglio di due problemi molto frequenti.

1)le lesioni da alterazione dell’asse di carico dell’arto inferiore, in cui il peso non si distribuisce in maniera normale ma si concentra in una metà del ginocchio provocando una lesione della cartilagine della tibia o del femore

2)  le lesioni da alterato movimento della rotula, che sono assai frequenti e causano un continuo microtrauma alla rotula stessa e al femore con conseguente danno.

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Il trauma sulla cartilagine del ginocchio

Le cause traumatiche del danno della cartilagine del ginocchio

Quando la cartilagine è fratturata da un trauma diretto o trasmesso non compare la classica risposta di guarigione dei tessuti come ad esempio quando ci tagliamo un dito, sia perché il tessuto è avascolare, quindi  non è raggiunto direttamente  dal sangue,  sia per l’immobilità dei condrociti dovuta alla densità del tessuto stesso che ne impedisce il  movimento.

Le conseguenze di un trauma

A seconda della gravità della lesione si ha  sia la morte di numerosi elementi  cellulari sia la  distruzione della matrice in maniera più o meno estesa, senza che i residui rimasti vengano eliminati, come avverrebbe se la circolazione ematica raggiungesse la cartilagine del ginocchio.

La lesione condrale

La lesione non va incontro ad un processo di guarigione spontanea e nel tempo i tessuti vicini e quelli a diretto contatto vanno incontro a fenomeni degenerativi, cioè si  rovinano, sia per la alterazione della  superficie di scorrimento  della cartilagine che porta ad un attrito durante il movimento  di (origine meccanica) sia per la presenza di detriti tossici originati dalla morte cellulare che danneggiano ( di solito ossidando)  la parete cellulare dei  condrociti   (origine chimica).

La lesione osteocondrale

Quando la lesione è di tipo osteo-condrale, quindi si rompe sia la cartilagine che l’osso sottostante, il sanguinamento proveniente dall’osso innesca una reazione naturale di cicatrizzazione della ferita.

I tessuti non vitali vengono parzialmente riassorbiti e cellule mesenchimali vengono attratte nella area della lesione; si ha una proliferazione e una differenzazione in condroblasti con produzione di una matrice, anche se di natura diversa dalla normale  composizione della cartilagine del ginocchio.

Il tessuto appena formato  infatti è classificabile come tessuto cicatriziale ed è di qualità assai inferiore e non presenta le caratteristiche fondamentali della cartilagine normale .

Le fibre sono numerose,da cui il nome di fibrocartilagine, e sono disposte in maniera irregolare, a fasci; la completa mancanza dell’ordinata struttura della cartilagine ialina provoca un comportamento meccanico assai diverso : la rigidità è prevalente con una elasticità modesta; l’effetto di dissipazione dell’energia e di trasmissione del carico tipici della cartilagine normale sono quasi assenti. La superficie è irregolare , lo spessore modesto e la degradazione è di solito rapida.Questo tessuto non è quindi  in grado di riportare alla normalità il normale strato della cartilagine del ginocchio ed inoltre la lesione ossea spesso lascia una piano di scorrimento alterato che porta ad una usura della superficie.

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Le cause delle lesioni della cartilagine del ginocchio

Le cause delle lesioni della cartilagine del ginocchio sono poco note e spesso ci si sofferma solamente sulle conseguenze di queste lesioni. Invece per poter curare efficacemente queste patologie articolari, la scoperta della causa è indispensabile. Iniziamo una serie di appuntamenti in cui parleremo di tutte le cause che provocano danni cartilaginei

L'aspetto delle lesioni della cartilagine del ginocchio

Le cause delle lesioni della cartilagine vengono distinte in due grandi gruppi : cause non traumatiche e cause traumatiche, poiché la fisiopatologia, cioè il processo che provoca il danno, è profondamente diversa.

Le cause non traumatiche

La perdita dell’equilibrio di rimodellamento della cartilagine del ginocchio è alla base di questo fenomeno. La componente di riassorbimento normalmente presente prevale sulla capacità costruttiva delle cellule cartilaginee ( i condrociti) e il risultato è una diminuzione della massa di tessuto cartilagineo che puo’ arrivare alla completa scomparsa.

E’ possibile distinguere tre diverse situazioni :la lesione di tipo artrosico , la lesione di tipo artritico e l’invecchiamento.

A) Nella lesione di tipo artrosico 

l’alterazione dell’equilibrio è una risposta anomala ad un carico eccessivo , a volte in unione ad una anormalità genetica o una alterazione metabolica generalizzata.

Secondo la classificazione più usata dell’osteoartrosi , quella dell’American College of Rheumatology, l’artrosi primaria è di tipo idiopatico (cioè a causa ignota) . L’artrosi riconosce probabilmente delle cause metaboliche sconosciute , mentre l ‘artrosi secondaria è data da tre problemi:

1) alterazioni di natura meccanica note come come l’alterato carico, dovuto ad esempio da una deviazione dell’asse dell’arto verso l’interno ( varismo) o verso l’esterno ( valgismo)

2) la deformità post-traumatica , in cui una frattura guarita non correttamente cambia la distribuzione del peso sull’articolazione

3)microtraumi ripetuti come nelle continue ripetizioni di un gesto nello sport o nel lavoro

4) in altri casi è invece possibile riconoscere malattie metaboliche generale ereditarie o displasie ossee( malattie ereditarie dell’osso).

Queste situazioni patologiche alterano il normale comportamento dei condrociti che iniziano a produrre un numero maggiore di enzimi di degradazione che provocano la distruzione della struttura di base della cartilagine del ginocchio, non compensata da una uguale produzione di nuova matrice cartilaginea.

Il risultato finale è una perdita netta di tessuto non ricostruibile spontaneamente dalla articolazione.

B)In una articolazione colpita da artrite

si ha una infiammazione cronica localizzata all’interno di un tessuto presente in ogni struttura articolare : la sinovia.

Questo tessuto riveste come una tappezzeria l’intera articolazione, tranne la parte cartilaginea ed i menischi e ha molti compiti. I principali sono filtrare il sangue per far passare i nutrimenti delle cellule cartilaginee, difendere da eventuali infezioni, produrre il liquido sinoviale, che è il nostro lubrificante.

Nella lesione cartilaginea di tipo artritico la sinovia infiammata è la maggiore produttrice di enzimi di degradazione, per cui la zona iniziale della lesione è quella alla giunzione tra cartilagine e sinovia e la lesione procede poi verso il centro.

C)Nell’invecchiamento la cartilagine diviene più vulnerabile agli stress e più facilmente compaiono le condropatie. I condrociti si riducono di numero in maniera significativa, ad esempio nella cartilagine dell’anca il numero diminuisce del 30% dai 30 ai 70 anni . La produzione di molecole diminuisce di numero e le proteine prodotte sono meno efficienti.

La matrice extracellulare diminuisce con il passare dell’età, sia per la diminuzione del numero dei condrociti e dei fattori di crescita ma anche per la diminuzione del contenuto di acqua.

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La cartilagine del ginocchio

A cosa serve la Cartilagine?

Ogni tessuto del nostro corpo svolge una specifica funzione, per cui si è adattato nel corso della nostra evoluzione. Ma non sempre tutte le funzioni di un tessuto sono chiare…..

La grandezza della cartilagine del ginocchio

Prendiamo ad esempio la cartilagine del ginocchio , che è l’articolazione più colpita dalle patologie che rovinano il rivestimento cartilagineo.
Innanzi tutto come per tutti i tessuti la cartilagine del ginocchio è proporzionata alle dimensioni del nostro corpo. Ad esempio il mio ginocchio ha un rivestimento piu’ spesso rispetto a quello di mia moglie che è alta 20 cm meno di me: in effetti però la misura piu’ importante non è l’altezza, ma la dimensione delle ossa ! Normalmente è di solito proporzionata alla misura raggiunta con la crescita, ma non è detto, basta pensare alle persone alte e sottili.
In realtà non sono solo piu’ alto di mia moglie ma ho anche le ossa molto piu’ grandi, per cui lo spessore della mia cartilagine del ginocchio è sicuramente piu’ grande di quello della mia consorte. Possiamo dire ossa grandi, tanta cartilagine…..
Il motivo è ovvio: a maggior peso deve corrispondere maggiore spessore per avere maggiore resistenza.

Le funzioni della cartilagine del ginocchio

Che funzioni ha la nostra cartilagine mentre camminiamo o corriamo?
La piu’ facile da immaginare guardando l’aspetto esterno della cartilagine è la scorrevolezza: la sua superficie liscia e compatta lascia capire quanto ridotto debba essere l’attrito fra due ossa se il rivestimento cartilagineo è integro.
La prima funzione è proprio questa, l’eliminazione dell’attrito; tutti possono immaginare come due strutture che scorrono una sopra l’altra se non adeguatamente lubrificate, fatichino a muoversi e nel movimento possano produrre una importante quantità di calore. Immaginate dopo una corsa la temperature delle nostre ginocchia……!
Quindi attenuazione (non eliminazione completa) dell’attrito è un compito importantissimo della cartilagine del ginocchio ma non è l’unico e tutto sommato è il meno importante..!
Il compito principale della cartilagine del ginocchio è quello , scusate il termine scientifico, di distributore e in parte di dissipatore di energia.
Immaginate un ginocchio mentre stiamo atterrando dopo un salto: il peso del nostro corpo, aumentato dalla energia che deriva dal salto, che piomba sulla parte inferiore della nostra articolazione, il piatto tibiale. Non sto ad annoiarvi sui numeri dei Kg che giungono come un martello sulla cartilagine, ma sono molti e molti di piu’ di quello che si possa pensare.
Questo peso, o meglio, questa energia passa quasi istantaneamente dalla parte superiore del ginocchio (i condili femorali mediale e laterale) a quella inferiore, intermediata dalla nostra cartilagine: ed ecco come interviene a salvare le nostre ossa che sarebbero senza il suo aiuto rapidamente consumate: la sua struttura permette di distribuire il peso che arriva su una piccola superficie (il punto di contatto fra femore e tibia) a tutta la parte inferiore del ginocchio, così da aumentare la superficie di lavoro e ridurre quindi il peso per ogni parte della superficie stessa.
Inoltre facendo questo lavoro, “ dissipa”, quindi assorbe parte di questa energia salvaguardando la nostra tibia.

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